la repubblica

"Melodie che arrivano dal Bengala con il vento".

Ben venga la finestra che i responsabili della "Notte di San Lorenzo" hanno deciso di aprire invitando nella rassegna i Bauls Narayan of Bengala, un gruppo che ruota intorno alla figura di Narayan Chandra Adhikary, musicista originario del Bangladesh e conosciuto come uno dei massimi suonatori di dotara, strumento a quattro corde simile ad un piccolo liuto. Affinandosi sullo strumento che nel tempo ha modificato, progettando un modello a sette corde, con l'occasione di incontrare il grande maestro di sitar Ravi Shankar, Narayan ha avuto l'opportunità di viaggiare e di diffondere il patrimoniodei Bauls del Bengala, come una sorta di ambasciatore naturale. La parola "Baul" deriva dal sanscrito, significa vento e sta a sottolineare l'autonomia, il movimento: i musicisti e cantori chiamati Baul viaggiano di continuo, producendosi in performance dove la danza e la musica si fondono in un processo mistico che vuole essere veicolo di trasporto spirituale, di gioia interiore, di una felicità da comunicare a chi ascolta e assiste. Sospinti da una filosofia che invita alla fratellanza universale e respinge ogni ipotesi di discriminazione o divisione razziale, di religione o di casta, in nome di una libertà pura e incontaminata, i Bauls si presentano con il corredo dei loro costumi variopinti e degli strumenti della tradizione, in particolare strumenti a corda e piccole percussioni.

Corriere della sera

"L'indiano Narayan ed i cantori mistici vaganti".

La musica come pratica spirituale, strumento di passione mistica e di avvicinamento a Dio. Questo lo spirito del concerto che il cantore bengalese Narayan con il suo gruppo tiene questa sera alla Cascina Monluè. Canto e danza si alternano come in un rituale della tradizione dei Baul, antica confraternita di musicisti mistici vaganti, influenzati da grandi religioni quali il Tantrismo, il Buddhismo, il Sufismo e il Vaishnavismo. Da alcuni anni in Europa, Narayan arriva con la sua dotara, uno strumento a corde della tradizione popolare orientale, simile a un piccolo liuto dal collo lungo.

Il quotidiano

"La musica del cuore con i Baul".

COSENZA - I menestrelli erranti sono arrivati dall'India nella città dei Bruzi: i "Baul" del Bengala con la loro "musica del cuore" hanno emozionato lo scorso martedì la folta platea giunta nello spazio allestito alla Villa Vecchia della "Kasbah" per "Invasioni". Il loro nome deriva dal Sanscrito "vayu" che significa vento: «In India - afferma Pietro Silvesti, loro amico e accompagnatore che tra mille cavilli burocratici è riuscito anche quest'anno ad ottenere il visto d'ingresso per i musicisti indiani - i Baul, poichè rifiutavano il concetto di casta, erano scacciati dai loro villaggi. In seguito, dopo la scoperta da parte del premio Nobel Tagore che rinvenne nei testi alti livelli letterari, i loro canti furono rivalutati. Da allora, loro girano come il vento e, come il vento non cessa mai di essere, così il loro errare è inarrestabile. I Baul non hanno casa, ma vivono solo della gioia della musica, della danza, del canto che ogni giorno offrono alla gente». Un sorriso conciliante e caloroso, una gestualità quasi assente, gli occhi rivolti verso quel lontano paese conosciuto alcuni anni fa e mai abbandonato: dalle parole di Pietro si può ricostruire una storia antica e lontana, si può sentire l'emozione ancora forte nel ricordare il primo incontro col maestro Narayan: «Ho incontrato i Baul tramite il gruppo di Milon Mela. Sono stato in India per cinque anni e ho vissuto nella loro comunità: ho imparato a suonare i loro strumenti, sono entrato nel loro mondo. Prima di questa esperienza ero una persona proiettata nel futuro: in India ho riscoperto il passato, ho trovato le mie radici. Attraverso una cultura così lontana sono riuscito ad apprezzare la nostra cultura, cancellata da un progresso troppo veloce». «Dall'anno scorso, poi, - prosegue il musicista romano - stiamo portando avanti "Le strade del vento" un progetto culturale realizzato con Narayan Chandra. All'età di otto anni Narayan dovette scappare con la madre del Bangladesh per le persecuzioni di casta là in atto. Giunse in India portando con sè, primo in assoluto in questo paese, uno strumento donatogli dal cugino cieco: la dotara, strumento a quattro corde simile ad un piccolo liuto dal collo lungo. Chandra apportò al suo strumento delle modifiche: aggiunse tre corde, cosicchè esso divenne simile al sarod. Narayan è andato oltre la tradizione musicale indiana. Realizzando una propria tecnica compositiva ed esecutiva egli è diventato il maestro più importante di questo strumento». Una filosofia nata dall'unione di Tantrismo, Buddismo, Sufismo, Vaishnavismo, un'esistenza senza regole, il rifiuto per ogni tipo di schematismo e classificazione, una continua ricerca interiore: Pietro ci spiega il concetto di "Uomo del cuore": «I Baul dicono di non cercare la divinità nei luoghi e nelle rappresentazioni: la maggior parte delle loro canzoni spiegano come tutto quello che c'è fuori è in realtà dentro di noi. Dio vive nel cuore di ogni uomo: da qui l'uomo del cuore, o meglio, Dio, da qui l'uomo visto come centro dell'universo. I Baul rifiutano le differenze di razza, di casta e di religione proprio perchè in ogni uomo c'è la divinità: tutto si riunisce in questa grande essenza che è Dio, presente nel cuore di ognuno». Pietro conclude parlando del suo progetto "Le strade del vento": «Il progetto è nato dal desiderio di far conoscere la cultura bengalese nel mondo. Per tale motivo abbiamo pensato di affiancare alla performance musicale anche un laboratorio d'approccio agli strumenti musicali della tradizione Baul e alla proiezione d'alcuni video da me realizzati in India. Ad essi si affiancherà una mostra fotografica di un giovane artista bengalese, Pravash Das che svolge da anni un'attività di ricerca sulle popolazioni tribali e rurali del suo paese». Con gioia Pietro dice che uno dei suoi video sarà trasmesso a settembre da "Geo", trasmissione in onda su Rai tre: comincia il concerto, prende corpo la "musica del cuore". Domani ricomincia l'errare incessante del vento.